Ebook nelle scuole rimandati al 2015: tutti i ritardi dell’Agenda digitale

EBOOK nelle scuole al posto dei libri di carta? Se ne riparlerà al 2015-2016: il rinvio, di un anno rispetto alle norme già scritte, sarà contenuto in un pacchetto di che il ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza presenterà il 9 settembre al Consiglio dei ministri. Un rinvio che era già stato annunciato alcune settimane fa, ma che ora viene confermato nero su bianco, secondo quanto riportato dal Corriere delle comunicazioni. Ed è solo l’ultimo dei “tradimenti dell’Agenda”, come ha commentato su Twitter Roberto Sambuco, capo dipartimento alle Comunicazioni al ministero dello Sviluppo economico.

La notizia segue inoltre quella dei 20 milioni tolti, nel decreto del Fare, al progetto per dare la banda larga a tutti gli italiani entro il 2014 (già questo un rinvio rispetto all’obiettivo 2013 presente nel decreto Crescita 2.0). Con in più il ritardo, ormai di un anno, all’avvio formale dell’Agenzia dell’Italia digitale (attuatore di molti provvedimenti dell’Agenda), poiché ancora non ne è stato approvato lo Statuto.

Attesi anche il Documento unificato (un nuovo documento che unirà carta d’identità e tessera sanitaria) e l’Anagrafe nazionale della popolazione (primo tassello per semplificare la gestione dei dati dei cittadini per la PA). Negli ultimi mesi insomma sui vari capitoli dell’Agenda ci sono stati solo rinvii e promesse.

E tra queste promesse c’è quella che vede la sistemazione della governance dell’Agenda, grazie anche al nuovo ruolo di regista assunto da Francesco Caio presso la Presidenza del Consiglio, al fianco dell’Agenzia diretta da Agostino Ragosa, il cui Statuto dovrebbe essere approvato dalla Corte dei conti entro settembre. O ancora, quella che i soldi per la banda larga torneranno con la nuova legge Sviluppo, assicurano dal Governo. Che gli ebook alla fine partiranno (adesso le scuole e gli editori non sarebbero pronte, dice il ministro Carrozza, e non si può puntare su “un solo software”). E ancora, che entro fine anno arriveranno i decreti per il Documento unificato e l’Anagrafe nazionale. Per ora quindi promesse, rinvii e ritardi.


Che cosa perdiamo, in questo stallo? Risparmi per 20 miliardi e maggiori entrate per 5 miliardi in tre anni, per lo Stato, secondo uno studio di School of Management-Politecnico di Milano. O detta altrimenti: vediamo sfumare pian piano l’ultimo treno per metterci alla pari con l’Europa, quanto a modernizzazione del Paese grazie al digitale, in vari settori. Banda larga a tutti, pubblica amministrazione più efficiente, meno burocrazia per cittadini e aziende, programmi didattici aggiornati nelle scuole. Ce lo dice uno studio pubblicato ad agosto da MM One Group: solo la Romania fa peggio dell’Italia nel percorso per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda digitale 2020 fissati dalla Commissione europea. L’Italia è in ritardo per velocità di connessione alla rete (solo a luglio è stata avviata la prima rete nazionale in fibra ottica, di Telecom Italia), negli acquisti online (17 per cento della popolazione, contro la media europea del 45 per cento), per quota di Pmi che fanno vendite o acquisti online (4 per cento, media europea 13 per cento), nell’uso regolare di Internet (53%) e dei servizi di eGovernment (19%, media europea 44%).

Il decreto Crescita 2.0, che ha lanciato a fine 2012 il primo programma sistematico di Governo per l’Agenda digitale, era una presa di coscienza di questo ritardo nazionale e si reggeva su un’idea: era possibile uscirne solo grazie a un pacchetto di azioni che svecchiassero l’Italia, imponendo una scaletta di cambiamenti. A partire dalle pubbliche amministrazioni. Cambiare lo Stato per cambiare l’Italia: doveva essere questo l’impulso, dall’alto, per ammodernare il sistema. Ma le norme dell’Agenda digitale, del decreto Crescita 2.0 e non solo, hanno subito le inerzie dell’amministrazione pubblica. Qualche indizio di questi intoppi c’erano già nel decreto Crescita 2.0, per via dell’eccessiva presenza di decreti attuativi e di una governance troppo frammentata per l’Agenda. In altre parole, il decreto mette troppe persone a decidere su come applicare le norme. Peccato che l’Agenda digitale era nata appunto per superare questiretaggi.

I “tradimenti” degli ultimi mesi erano insomma in nuce nelle norme precedenti. Risultato, “dei 51 provvedimenti dell’Agenda, l’Italia ne ha adottati soltanto cinque, mentre ben 22 non sono stati emanati nonostante sia scaduto il termine per la loro adozione (per alcuni, addirittura, da dicembre 2012)”, dice Ernesto Belisario, avvocato tra i massimi esperti di questi temi e curatore di un monitoraggio sistematico dello stato d’avanzamento dell’Agenda.

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Pubblicato il 5 settembre 2013, in Argomenti, Web con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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