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Three Things to Remember About Online Privacy

Personal privacy is one of the most complex, confusing topics in the connected world. On the one hand, technology has made us hyper-connected, allowing us to communicate and collaborate in ways that our parents could never have imagined.

Source: Three Things to Remember About Online Privacy

How Twitter helps you teach better

The Buttry Diary

At today’s meeting of the faculty of the Manship School of Mass Communication, I will be discussing why and how faculty should use Twitter.

Dean Jerry Ceppos asked me to discuss the topic following my discussion earlier this month about why editors should be active on Twitter. We agreed that a similar discussion of Twitter’s value in teaching communication students would be helpful.

Both to gather more views than just mine (and to demonstrate Twitter’s usefulness in crowdsourcing), I asked my tweeps:

My tweeps, as usual, were most helpful in their responses:



















My examples lean more toward teaching journalism than the other specialties taught in the Manship School: political communication, advertising and public relations. I think a lot of the advice…

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Sundar Pichai’s Ascension At Google Could Herald New Platform Unification

Cos’è Vine ? – Come condividere “micro” video su Twitter

Vine è una app gratuita per iPhone e iPad messa a disposizione da Twitter. L’applicazione consente di girare microvideo della durata di 6 secondi da postare sul popolare social network. Il servizio è stato creato da una startup – Vine, appunto – recentemente acquistata da Twitter. Per ora si può utilizzare anche senza essere iscritti a Twitter (anche se sul blog di Vine l’iscrizione alla piattaforma di microblogging è vivamente consigliata).

Registi per 6 secondi

Ma come funziona? Per prima cosa occorre scaricare la app dall’App Store (lo si può fare gratuitamente a questo link). Vine non è ancora disponibile per Android, ma una versione compatibile è in fase di sviluppo.
A questo punto, il servizio è pronto per funzionare.Sarà l’utente stesso a divenire regista del filmato. Basta trovare qualcosa da riprendere (qualcosa di particolarmente significativo, dato che avete solo 6 secondi) e cliccare sull’icona della telecamera in alto a sinistra. Per filmare è sufficiente tenere il dito premuto sullo schermo: se lo spostate, si interromperanno le riprese. Potete ripetere la stessa operazione più volte, cambiando punto di vista e giocando con la regia: lo scopo dell’applicazione è proprio – dato lo spazio di tempo ridotto – stimolare la creatività degli utenti. Qualche giorno fa lo stesso Dick Costolo (@dickc), amministratore delegato di Twitter, ha postato un video realizzato con Vine che trovi anche qui sotto, in cui spiega, in 6 secondi, la ricetta della tartare di carne.

 

Guarda altri esempi di filmati creati con questa app dal blog di Twitter.

A questo punto sarà Vine ad assemblare i vari spezzoni ottenendo un unico filmato, che potrà essere corredato di hashtag e commenti (nei limiti dei 140 caratteri) e postato su Twitter o su Facebook (Facebook però, ha impedito a Vine di accedere alla rete di contatti degli utenti per integrare la propria rete di conoscenze). Il microvideo apparirà naturalmente anche sulla Timeline di Vine. Il filmato si vedrà in loop, senza interruzioni. Una sorta di Instagram “allungato” che lascia spazio a nuove idee.

 

Quanto vale Twitter ? I numeri di una crescita senza eguali.

Qui di seguito riporto la valutzione attuale della societa` americana operante nel microblogging e nei social media. L` analisi e` a cura di Francesca Basso, giornalista del Corriere della sera.

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Internet Balzo del 10% della valutazione sull’ultima raccolta di fondi a fine 201 BlackRock lancia un’offerta da 80 milioni per acquistare titoli dai dipendenti.

A questo punto l’attenzione è tutta concentrata su quanto vale Twitter, che dal lancio nel 2006 è cresciuto a ritmi record, passando da 500 milioni di dollari agli 11 miliardi del dicembre scorso (c’è chi sostiene 10).

Si tratta di stime che si basano sull’andamento dei titoli della società sul mercato secondario online. Una salita che è andata di pari passo con l’incremento del numero di utenti: sono 500 milioni quelli registrati e quasi 200 milioni gli utenti unici, mentre ogni giorno vengono scritti 340 milioni di tweet . E ora c’è anche la possibilità di postare filmati. Numeri che hanno fatto lievitare i guadagni del social network provenienti dalla pubblicità da 45 milioni di dollari del 2010 ai 288 milioni del 2012. Ora il nuovo valore di mercato è oltre i 9 miliardi di dollari (6,7 miliardi di euro).

Il fondo BlackRock ha lanciato un’offerta da 80 milioni di dollari per acquistare titoli dai dipendenti: la valutazione di Twitter è cresciuta del 10% rispetto all’ultima importante raccolta fondi della società nell’autunno del 2011. Un aumento di valore – scriveva ieri il Financial Time s – che arriva in un momento agitato per la Silicon Valley: Apple non è più regina del mondo per capitalizzazione del mercato con i dubbi degli investitori sul suo futuro, mentre Intel e Microsoft incontrano difficoltà ad adattarsi al fatto che gli smartphone e i tablet stanno offuscando i pc. Tuttavia gli ultimi risultati di Google – utili netti, oltre le previsioni, in aumento del 6,7% a 2,89 miliardi di dollari nell’ultimo trimestre 2012 e ricavi consolidati +36% – hanno dimostrato che la pubblicità continua a crescere.

Twitter inizialmente era stato criticato perché al momento del lancio non aveva un business model. Ma dopo l’arrivo nel 2010 di Adam Bain alla guida della sezione global revenue le cose sono cambiate: è stata introdotta la possibilità per gli utenti e i marchi di promuoversi e farsi pubblicità nel sito non con banner ma attraverso tweet , trend e account sponsorizzati e ovviamente a pagamento. Risultato: il social network nel 2011 era arrivato a valere 8 miliardi di dollari, una cifra ben superiore ai 3,7 miliardi di soli sette mesi prima. Twitter, secondo indiscrezioni, potrebbe presentare la propria documentazione per l’ Initial public offering tra la fine del 2013 e l’inizio del 2014, quando i suoi ricavi sono previsti in salita a un miliardo di dollari. Il ballo delle valutazioni ormai è cominciato.

Indoona e Istella – Mr Tiscali e la risposta italiana ai colossi del Web

Renato Soru e’ famoso in Italia per aver dato vita nel 1998 a una delle aziende italiane piu’ importanti nel settore delle telecomunicazioni: Tiscali  s.p.a.

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Dopo un periodo di 4 anni (2004-2008) in cui ha ricoperto la carica di Presidente della Regione Sardegna, dal 2009 ha ripreso la guida della societa’ di telecomunicazioni di cui e’ fondatore.

Oggi l’annuncio di voler offrire un’alternativa tutta italiana agli utenti del web provando per cosi dire  a “sfidare” i grandi colossi della rete  come Facebook, Google, Skype.

Si pronone di entrare in un settore che ha lui stesso definito “ipercompetitivo e non piu’ in crescita” diversificando l’offerta per mezzo di due nuovi strumenti da inserire nel campo Social e dei motori di ricerca.

Mentre il social network inventato da Mark Zuckerberg promette di trasformarsi in telefono, Soru lancia l’evoluzione della sua Indoona: una suite per telefonare via Internet come Skype o Viber, e che integra la messaggistica stile WhatsApp, il social alla Twitter e da ultimo consente lo streaming video.

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                                  Clicca qui per  guardare  il tutorial

Nel campo dei  motori di ricerca il gruppo di Cagliari  aprira’ il sipario con il nuovo anti-Google.  Si chiama Istella (guai a pronunciarlo all’americana, «aistella», perché «istella è semplicemente stella in sardo: portare un po’ di casa con noi è il nostro talismano», dice Soru) e partirà a giorni. Non solo un motore di ricerca: «Serve per cercare, contribuire, condividere». Si propone di indicizzare tutto il web italiano (3 milioni di siti, 3 miliardi di pagine, 180 mila gigabytes di dati) e di andare oltre.

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Attraverso accordi con autorità pubbliche (già fatto quello col ministero dei Beni Culturali), istituti (come la Treccani), fondazioni e società editoriali si vogliono rendere disponibili contenuti di archivi editoriali (dalle Teche Rai alle serie dei quotidiani) non presenti in Rete. Non solo documenti di testo, ma immagini, video, mappe (anche scattate in diversi momenti storici).

E ci saranno le notizie. Tema caldo per gli editori: «Siamo aperti a discutere con loro il modo di utilizzo dei contenuti». In più tutti gli utenti potranno dare un contributo «con un pezzo di sapere», caricando documenti da mettere a disposizione della ricerca. Gli enti pubblici potranno a loro volta pubblicare, «dalle carte geografiche di dettaglio, ai piani urbanistici fino agli archivi storici».

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